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Il Codice da Vinci: le buffonate che fanno storia

di Antonio Cariola ~ novembre 25th, 2007

Con 25 milioni di copie vendute nel mondo – 2 milioni solo in Italia – e la traduzione in 40 Paesi, Il Codice da Vinci di Dan Brown è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, contribuendo a creare quel clima di curiosità per il mistero, per l’esoterismo di basso cabotaggio, che sta rendendo sempre di più la magia una dimensione culturale di massa.

La trama del libro non brilla certo per originalità: è la solita ricerca del Santo Graal già propinataci, in diverse salse, fin dal 1180 con le opere di Chrétien de Troyes e Robert de Boron in cui la tradizione occidentale di tipo cavalleresco e celtico si associava ad un esoterismo cristiano che ruotava intorno alla facoltà salvifica del sangue di Cristo, raccolto, nell’introvabile vaso, da Giuseppe da Arimatea. Nella versione odierna però, il Santo Graal non è semplicemente la coppa dell’ultima cena o il vaso sacro in cui fu raccolto il sangue di Cristo e neppure, come nella versione tedesca del Parsifal di Wolfram von Eschenbach, una pietra dai poteri miracolosi che dona nutrimento e conferisce l’eterna giovinezza o ancora il famoso terzo occhio, lo smeraldo, caduto dalla fronte di Lucifero, scagliato agli Inferi, poi affidato ad Adamo nel Paradiso Terrestre e da lui perduto al momento della cacciata dall’Eden.

Il Graal del Codice è una persona, una donna: Maria Maddalena.

Colei che ha accolto, conservato e trasmesso il sangue reale cioè i figli che aveva concepito con Gesù Cristo. La sua tomba è il Santo Graal, il cui segreto deve essere protetto a costo della vita dal vero nemico di Gesù Cristo e della sua Verità che, in un diabolico gioco di specchi, diventa la Chiesa Cattolica. Chiesa che ha costruito un impero terreno sull’occultamento ai suoi fedeli di questa storia che, ovviamente, se fosse svelata la minerebbe alle radici.

Nel romanzo, a difendere la Chiesa dalle terribili conseguenze del segreto sulla Maddalena, è chiamato un monaco killer e masochista appartenente all’Opus Dei, che tra le fustigazioni e i tremendi dolori che si autoinfligge con il cilicio, uccide i membri della setta che difende il segreto del Graal.

Peccato che nell’Opus Dei – in quanto prelatura composta in maggioranza da laici – non ci siano monaci!

Dan Brown non dà vita solo, in questo modo, all’ennesima caccia al Santo Graal ma scrive un preciso, strutturato, meditato e subdolo attacco alla Chiesa, e alla Chiesa Cattolica, in particolare. Secondo le modalità più tipiche del radicalismo anti-cattolico di una parte del mondo protestante che vede il Vaticano come sede di complotti e macchinazioni a livello mondiale.

A nulla vale infatti, il colpo di scena finale in cui anche il monaco killer si rivela essere uno strumento inconsapevole nelle mani di un mercante d’arte senza scrupoli, quando per tutto il romanzo l’accusa è mossa contro l’Opus Dei e le sue pratiche poco ortodosse. Anzi nella mente del lettore resta ancora più ferma l’accusa alla Chiesa e si tende, in virtù del finale, a giustificare la “buona fede” dello scrittore.

Il Codice porta avanti un attacco di tipo culturale che si inserisce in un più ampio filone che fa dell’esoterismo una vera e propria moda culturale, un pericoloso atteggiamento mentale che circola sempre di più, secondo le modalità più svariate: dal fenomeno Harry Potter ai telefilm sulle Streghe.

Un attacco, questo relativo alla Maddalena, non nuovo per la Chiesa ma già contenuto in moltissimi libri su Rennes-le-Chàteau, il paesino ai piedi dei Pirenei, salito alle cronache del turismo di massa grazie alla sponsorizzazione della televisione BBC, in cui sarebbero state ritrovate antiche pergamene che attesterebbero la discendenza della dinastia dei Merovingi da Cristo e la Maddalena. Ovviamente documenti tali non sono mai stati ritrovati, per il semplice fatto che non sono mai esistiti!

A richiamare alla memoria Rennes-le-Chàteau c’è anche il nome della prima vittima del romanzo, Jacques Saunière – il curatore del Museo del Louvre nonché nonno dell’agente crittologa e ultima discendente dei Merovingi Sophie Neveu – nome che ricorda quello del parroco di Rennes-le-Chàteau alla fine dell’Ottocento, Béranger Saunière.

Nella pagina Informazioni storiche del Codice da Vinci – debitamente soppressa nell’edizione italiana – si afferma il fondamento storico del romanzo, scrive Brown: «tutte le descrizioni di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà», in particolare le pergamene che attesterebbero la sacralità della discendenza merovingia – dato che non è mai stato possibile rintracciare quelle di Rennes-le-Chàteau… – sarebbero state ritrovate «nel 1975 presso la Biblioteca Nazionale di Parigi». Peccato che si tratti di falsi, al cui principale autore, Philippe de Chérisey, non sarebbe stata neppure pagata l’esecuzione!

Scrive in proposito Massimo Introvigne: « È assolutamente certo che sia Les Dossiers secrets sia le pergamene sono documenti falsi compilati nello stesso anno 1967, e tutte le persone coinvolte nella falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno. Gérard de Sède, che li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de Rennes in un’opera pubblicata vent’anni dopo li definiva «apocrifi» ispirati da un «sensazionalismo mercantile» […] Secondo Gérard de Sède le pergamene erano state fabbricate da Philippe de Chérisey (1925-1985), un marchese attore di sceneggiati televisivi e appassionato di enigmistica. In effetti, de Chérisey non solo ha ripetutamente ammesso di avere confezionato queste pergamene, sia in lettere sia in testi pubblicati a stampa (Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour un Napoléon, presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978), ma a partire già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B. Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul Smith) si è mosso – sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla morte – perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato.»

L’attacco di Dan Brown prosegue affermando che Cristo avrebbe fondato la Sua Chiesa non su Pietro ma su Sua moglie Maddalena e una traccia di ciò sarebbe conservata nei vangeli gnostici, che, proprio per questo, non sarebbero stati riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa.

Scrive Brown: «La Bibbia, come noi la conosciamo oggi, è stata collazionata dall’imperatore romano pagano Costantino il Grande. » Peccato che all’epoca del Canone Muratorio, cioè ben novant’anni prima che Costantino nascesse, i testi gnostici fossero già stati esclusi dai Vangeli ufficiali!

Inoltre, ad attestare storicamente il Nuovo Testamento, ci sono i rotoli di Qumran provenienti da una comunità di Esseni del I secolo, ossia quasi tre secoli prima di Costantino. I frammenti di vangelo testimoniano che la loro stesura è stata completata molto prima dei vangeli gnostici, che risalgono al II secolo.

Lo gnosticismo antico, come emerge dalla radice greca della parola gnosis, cioè conoscenza, è un sistema caratterizzato dal primato della conoscenza come unico mezzo di salvezza per l’uomo. Non è quindi la fede, né sono le opere, a salvare l’uomo ma unicamente la conoscenza riservata ad una élite.

Nel dicembre del 1945, due contadini scavando nel cimitero egiziano di Nag Hammadi, vi trovarono una giara contenente tredici codici, fra cui tre Vangeli che offrivano una testimonianza diretta della Gnosi antica.

I maestri gnostici, autori di questi Vangeli, non narrano avvenimenti della vita di Gesù ma ragionano, commentano, riflettono su alcune tematiche in un’atmosfera prettamente intellettualista. Ciò forse sfugge a Dan Brown che vi cerca invece, testimonianze dirette e, magari, in contrasto con la Verità della Chiesa, di avvenimenti e fatti della vita di Cristo e della Maddalena.

Per quanto attiene poi al presunto proto-femminismo che Dan Brown attribuisce ai testi gnostici – legato al primato della Maddalena – nel Vangelo di Tommaso si legge: «Simon Pietro disse loro: Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita. Gesù disse: Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli.»

Questa affermazione va interpretata secondo la credenza gnostica nella creazione bisessuale originale. Solo nella caduta questo essere bisessuato si è diviso in due metà: una parte maschile più forte ed una femminile più debole. Stessa valenza che viene attribuita anche alla concezione platoniana del Simposio espressa nella ricerca di ciascuno del «proprio complemento», ossia la propria metà perduta. Lo gnostico perfetto dunque sarebbe colui in grado di riunire queste due metà divise.

Spiegazione a cui Brown allude scrivendo che Leonardo nel dipingere la Monna Lisa «pensava all’equilibrio tra maschio e femmina. Pensava che un’anima umana non potesse essere illuminata a meno che non possedesse insieme elementi maschili e femminili.» Nell’espressione notiamo il verbo illuminare il cui uso risale all’eresia manichea – erano i suoi adepti infatti, a gloriarsi di essere illuminati dal Cielo – per trovare una delle sue maggiori esplicitazioni nell’Ordine degli Illuminati di Baviera, fondato da Weishaupt nel 1776, setta che ebbe un’influenza determinante sulla Rivoluzione Francese.

Nell’idea di bisessualità originaria è implicita la credenza che la perfezione consista in una unità-totalità degli opposti ma anche, per un principio uguale e contrario, l’idea di una incompiutezza, di un non essere né maschio né femmina che rimanda – secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade – ad una metànoia, ad una conversione, ad un rovesciamento totale dei valori.

Perché Leonardo nella Monna Lisa avrebbe richiamato il mito dell’androgine?

Secondo Dan Brown, e qui entriamo nel vivo del romanzo, nonostante i tentativi fatti dalla Chiesa per sterminare la discendenza di Cristo, alcuni di essi sarebbero sopravvissuti e assurti al trono di Francia con il nome di Merovingi.

La Chiesa avrebbe continuato a combatterli appoggiando la dinastia Carolingia ma sarebbe stata fondata una misteriosa organizzazione, il Priorato di Sion, per proteggere i discendenti dei Merovingi e il loro terribile segreto. Leonardo da Vinci sarebbe stato uno dei Gran Maestri del Priorato di Sion e avrebbe lasciato misteriosi indizi nelle sue opere che lo confermerebbero.

Esistono, per esempio, interpretazioni in chiave ermetico-matematica del sorriso della Gioconda così come sul suo occhio sinistro, il destro guardando la figura, che sarebbe posto esattamente sulla linea mediana dell’intera composizione per cui, dividendo a metà il ritratto con una riga verticale, essa passerebbe per il centro della pupilla sinistra e la Monna Lisa sarebbe tutta contenuta all’interno di un rettangolo aureo. Queste coincidenze non sembrano casuali.

Nel Trattato della pittura Leonardo sottolinea infatti, come la pittura sia la regina delle arti in quanto strettamente legata alle scienze “matematiche cioè numero e misura, dette aritmetica e geometria”. In special modo, la sezione aurea ritorna nelle opere di Leonardo come concetto matematico che nasconde forti implicazioni esoteriche.

La sezione aurea è definita come il rapporto fra la diagonale e il lato di un pentagono regolare: le sue diagonali formano una stella a cinque punte.

La perfetta fusione fra microcosmo e macrocosmo è compendiata nel numero 5, interpretato da Leonardo da Vinci con il pentagramma. La stella a 5 punte, formata dall’incrocio delle diagonali del pentagono, è quindi, il simbolo del rapporto armonioso consentito dalla sezione aurea.

I Pitagorici la consideravano sacra perché, con la sua punta che svetta verso l’alto, indica come ogni opposizione o divisione (le due punte volte al basso) debba, nel tempo, essere condotta ad una superiore unità; un simbolo pertanto in grado di esprimere la piena armonia fisica e spirituale..

Come legge strutturale del corpo umano, la sezione aurea ha conosciuto in Leonardo da Vinci un geniale assertore.

L’idea cardine dell’esoterismo, la teoria del microcosmo e del macrocosmo, che ebbe tra i suoi primi teorizzatori Ippocrate e Democrito, costituisce la base dell’interpretazione del celebre disegno leonardesco dell’ homo ad circulum.

Leonardo potrebbe aver derivato la teoria delle implicazioni tra microcosmo e macrocosmo attraverso la fonte vitruviana, come pure partendo da testi astronomico – astrologici arabi, a lui noti.

Anche l’interpretazione in chiave esoterica dell’Ultima Cena non è un’idea originale di Dan Brown ma appare già negli scrittori Clive Prince e Lynn Picknet. Alla destra di Gesù, al posto di Giovanni, sarebbe seduta una donna, appunto la Maddalena; il quadro quindi, attesterebbe la vicinanza sentimentale tra Gesù e la Maddalena nonché – mancando dalla tavola il calice – l’interpretazione che il vero calice dell’Ultima Cena sia la Maddalena stessa.

Nel dipinto emergerebbe inoltre, un atteggiamento subdolo di Pietro che poggia amichevolmente la mano sinistra sulla spalla della Maddalena mentre, nella mano destra, nasconde un pugnale. Tale atteggiamento sarebbe interpretabile alla luce dei vangeli gnostici in cui Pietro è spesso presentato come l’antagonista della Maddalena. Sarebbe lui quindi, il vero traditore di Cristo perché avrebbe fondato la Chiesa su una menzogna.

E’ facile perdersi nel mare magnum delle interpretazioni riservate al grande genio di Leonardo: da quelle esoteriche a quelle matematiche, fino alle più recenti spiegazioni psicanalitiche.

Ed anche il fatto che Leonardo facesse parte o meno di una qualche setta segreta non è poi così determinante. Come non è determinante che ne faccia parte Dan Brown.

Non bisogna cercare professioni di fede o testimonianze di pratiche magiche. L’esoterismo non è sempre il risultato di una esperienza personale diretta, è invece un atteggiamento mentale, un clima culturale reso sempre più imperante e pericoloso da operazioni come questa di Dan Brown che falsificano apertamente la verità storica.

Tra le palesi falsificazioni del romanzo ricordiamo, per esempio, che l‘architettura gotica non ha niente a che vedere con i templari che non avevano l’abitudine di commissionare la costruzione di chiese; che Papa Clemente V non bruciò centinaia di templari, disperdendone le ceneri nel Tevere, perché la maggior parte dei templari fu bruciata a Parigi e perché Clemente V è il papa della cosiddetta“cattività avignonese”; che i merovingi non hanno fondato Parigi – come afferma Brown -, che invece era un villaggio gallico fondato con il nome di Lutetia Parisiorum.

Veniamo infine, all’ultimo punto che intendiamo evidenziare nel romanzo.

Nel Codice i custodi del segreto del sacro Graal sarebbero i membri di una potente setta segreta: il Priorato di Sion. Ultimamente è diventato molto di moda parlare del Priorato di Sion: a giudicare dal numero di citazioni sarebbe una delle sette segrete di cui al momento si conosce di più. Il grande successo di questa setta segreta è dovuto ai documenti falsi ritrovati nella Biblioteca Nazionale di Parigi denominati I Dossier segreti, a cui si è gia fatto riferimento.

In questi falsi ci sono i nomi dei Gran Maestri del Priorato, tra cui appunto Leonardo da Vinci (1452-1519), Isaac Newton (1642-1727), Victor Hugo (1802-1885), Claude Debussy (1862-1918), Jean Cocteau (1889-1963) oltre all’affermazione che legittima pretendente al trono di Francia sarebbe ancora la dinastia merovingia.

A fare da cassa di risonanza al Priorato sono stati due testi, abbastanza noti al grande pubblico, Il Santo Graal e L’eredità messianica di M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln in cui gli autori parlano dell’intreccio tra esoterismo e politica, e di misteriosi gruppi di potere cementati da un oscuro ideale spirituale che ancora operano nella nostra società.

Nella confusa nebulosa delle organizzazioni esoteriche è molto facile smarrirsi alla ricerca delle genealogie mitiche che le varie sette si attribuiscono – dagli onnipresenti Templari al meno quotato Salomone – al fine di nobilitare le loro, spesso vacue e recenti, origini.

L’elenco dei Gran Maestri del Priorato di Sion per esempio, corrisponde quasi del tutto all’elenco dei presunti Imperator, cioè capi supremi, dell’AMORC, l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey Spencer Lewis (1883-1939).

Pur convenendo, nella sostanza, con Massimo Introvigne, che giustamente fa risalire la fondazione del Priorato al 7 maggio 1956 ad Annemasse da parte di Pierre Plantard «con statuti regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di Saint-Julien-en-Genevois con il nome completo di Priorato di Sion – C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista)» non possiamo non tener conto del fatto che nella nebulosa esoterica spesso gli ordini diventano “contenitori” da tenere “in sonno” o utilizzare a seconda delle convenienze e dei fini del momento. Gli adepti più accorti e meglio informati conoscono perfettamente la valenza prettamente simbolica delle genealogie e della ritualità.

In un’epoca di secolarizzazione non possiamo non credere che l’esoterismo rimanga immune da questo processo. Il Priorato di Sion o L’Ordine di San Giovanni, la Compagnia del Santo Sacramento o l’Ordine della Rosa Croce diventano “contenitori” dove alcuni poteri – in un intreccio più o meno chiaro di politica, massoneria, alta finanza e servizi segreti – si incontrano, perseguono un obbiettivo e poi riprendono nuovamente la propria strada, guidati a seconda dell’opportunità del momento e dello scopo da raggiungere, dai diversi pifferai magici che li hanno, nel frattempo, debitamente utilizzati.

Utilizzando gli stessi canoni interpretativi ideologici del romanzo ma in maniera opposta, è dunque ipotizzabile pensare che:

1) esista un’organizzazione settaria, che utilizza varie sigle a seconda della contingenza del momento,

2) abbia come nemico giurato la chiesa Cattolica e il Vaticano in particolare.

3) si serva di mezzi più o meno leciti e di coperture di apparato per realizzare un preciso progetto di attacco alla Chiesa Cattolica.

Quando questa organizzazione ha portato a termine la sua parte di attacco, viene semplicemente “bruciata” con tecniche di disinformazione che ne sottovalutano la portata al fine di denigrarne anche gli oppositori per banalizzarne l’opera. Tutta questa pseudo-letteratura sul Priorato è servita a “bruciarne” l’importanza e si continua a fare il gioco della disinformazione programmata a tavolino se semplicemente la si svaluta non analizzando, nella loro complessità, ogni singolo obiettivo perseguito dalla setta.

Non escluderei quindi, una interpretazione del Codice come una abile operazione di disinformazione che ha intrecciato palesi svarioni a frammenti di verità – come , ad esempio, la rilevanza data all’appartenenza massonica di Disney-.

La diffusione presso un pubblico di massa di un così chiaro e netto giudizio anti-cattolico è senz’altro uno degli obiettivi che il Codice da Vinci ha raggiunto: milioni di lettori – anche di religione cattolica – hanno affrontato con leggerezza e noncuranza pagine colme di insulti alla loro fede!

In conclusione, Il Codice da Vinci è un attacco al cuore del cattolicesimo, in special modo alla storicità del racconto dei Vangeli canonici, ed è un pericoloso vettore di diffusione di false informazioni contro la Chiesa.

Inoltre, di fatto operazioni culturali come questa di Dan Brown contribuiscono a diffondere un interesse per l’esoterismo che è l’altra faccia della secolarizzazione. Paradossalmente oggi infatti, il pericolo spiritualistico fa da controparte a quello materialistico, ed entrambi sono riconducibili al problema dell’ateismo, anzi dell’antiteismo dove solo apparentemente, ci si schiera contro la divinità in generale ma, in realtà, si vuole abbattere solo il Dio della tradizione, della religione rivelata.

L’esperienza esoterica viene coscientemente ricercata e metodicamente diffusa in quanto progetto di una élite che, attraverso di essa si incontra, si forma e,a sua volta, forma appartenenze, crea vincoli, ma, soprattutto, arriva a diffondere una precisa visione del mondo nettamente antitetica a quella indicata dalla Chiesa.

Tutto questo in una società che si è cercato di secolarizzare o forse, proprio a causa di questa secolarizzazione!

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